mercoledì 22 agosto 2018

MEZZOLAGO E I SUOI "MURALES"

Girovagando per le stradine di Mezzolago, pittoresca località affacciata sulle sponde del Lago di Ledro, può capitare di imbattersi in sgargianti "murales", raffiguranti eleganti vecchine che lavorano a maglia, cacciatori in partenza per la loro consueta battuta nei boschi ed altri curiosi personaggi affaccendati nelle attività più disparate.
Io ne ho scovati in tutto tredici, tredici piccole opere d'arte disseminate qua e là per il paese, realizzate dalla bravissima Santina Aresu utilizzando come superficie su cui dipingere non il solito intonaco (anche se non mancano un paio di esempi di pittura murale), bensì gli antiestetici sportelli in metallo che custodiscono generalmente i contatori di gas, luce e acqua. Se anche voi avete un debole per la street art, venite con me, vi porto a visitare questo originale museo a cielo aperto!

Meravigliosa finestra trompe l'oeil fotografata lungo via Aldo Toccoli a Mezzolago

In Trentino, esistono diversi borghi conosciuti per ospitare vivaci pitture murali: basti pensare a Balbido, ridente frazione del comune di Bleggio Superiore situata ad un pugno di chilometri dalle Terme di Comano, che grazie agli oltre 200 murales impressi sulle pareti esterne delle sue case (ho trovato questo bel video su internet, che li raccoglie quasi tutti: ve ne consiglio la visione!) si è guadagnata negli anni l'appellativo di "Paese dipinto", oppure a Guardia di Folgaria, isolato villaggio rurale di origine Cimbra, passeggiando per le cui viuzze è possibile ammirare decine e decine di affreschi evocanti antiche usanze locali e mestieri ormai scomparsi.

Uno dei coloratissimi murales realizzati lungo le stradine di Balbido Valter Niselli)

Pur non godendo della stessa notorietà, forse perché realizzati in epoca più recente, anche gli "sportelli dipinti" di Mezzolago possono essere considerati un interessante esempio di arte popolare, in grado di rallegrare vicoli e vòlti (i tipici archi fungenti in passato da ingresso alle abitazioni) trasformando in brillanti quadretti quelli che, altrimenti, sarebbero solo degli anonimi oggetti di arredo urbano.
Ecco dunque un facile itinerario che, snodandosi tra silenziose stradine abbellite da fiori e vecchi arnesi della tradizione contadina, vi consentirà di individuarli uno per uno, guidandovi al contempo alla scoperta di alcuni degli angoli meno conosciuti di questa minuscola cittadina immersa nel verde delle Alpi di Ledro.

Mappa di Mezzolago (© OpenStreetMap)

Punto di partenza del nostro tour alla ricerca dei più bei murales di Mezzolago è la quattrocentesca chiesetta di San Michele Arcangelo, raggiungibile sia in macchina che a piedi dal vicino lungolago e situata nel cuore del centro abitato, all'esatto crocevia tra via San Michele, su cui si affaccia, via Belvedere, cui dà le spalle, e via Aldo Toccoli, prima traversa a sinistra provenendo dalla statale.

La quattrocentesca chiesetta di San Michele Arcangelo, punto di partenza della nostra passeggiata

Riservata al transito dei soli pedoni, è proprio lungo quest'ultima stradina che sono concentrati gran parte dei dipinti nati dal pennello della signora Tina, due dei quali fanno già capolino, con i loro colori accesi, all'altezza del civico numero 5.

Vecchine che lavorano a maglia (via Aldo Toccoli)

Entrambi ambientati all'interno delle quattro mura domestiche, si tratta di scenette dal sapore squisitamente familiare, rappresentanti la prima due donne, impegnate l'una a sferruzzare e l'altra a trasformare matasse di lana in gomitoli, e la seconda due uomini, forse padre e figlio, indaffarati nella tosatura di una grossa pecora.

Tosatura delle pecore e raccolta della lana (via Aldo Toccoli 5)

Proseguendo lungo via Toccoli, raggiungiamo così il caratteristico "Volt dei zòp", antico arco in muratura abbellito da lanterne, attrezzi agricoli, macina caffè d'epoca e mazzi di pannocchie essiccate, accanto al quale fa bella mostra di sé un gigantesco sportello dipinto, raffigurante un uomo con indosso camicia a scacchi, gilet con le tasche e pantaloni larghi infilati negli stivali di pelle che, dopo essersi sistemato il cappello ed aver salutato il suo gattino, è finalmente pronto a lasciarsi alle spalle l'uscio di casa e ad avviarsi verso una nuova giornata di lavoro.

Sportello dipinto accanto al "Volt dei Zòp" (via Aldo Toccoli)

Poco più avanti, in prossimità del civico numero 9, un accigliato cacciatore e il suo fedele segugio si guardano intorno sospettosi, senza per fortuna rendersi conto della marmottina e del cerbiatto che, mimetizzati tra il folto degli alberi, li scrutano a loro volta facendo attenzione a non fare alcun rumore.

Cacciatore nel bosco (via Aldo Toccoli 9)

Dal lato opposto della via, giusto al di sotto del cosiddetto "Volt dele Nani", a catturare l'attenzione dei passanti è invece un signore barbuto, immortalato mentre percorre in tutta calma una scoscesa stradina di paese imbracciando una scaletta metallica e trasportando sulle spalle una gerla, cesta di vimini tipica delle zone di alta montagna, dalla quale fuoriescono la punta di un piccolo albero e una luccicante pallina di Natale. Dove sarà diretto, visto che dicembre è ancora lontano?

Dipinto all'interno del "Volt dele Nani" (via Aldo Toccoli 6)

Anche il fabbro locale, concentratissimo assieme al suo garzone nella forgiatura di chissà quale arnese misterioso, sembra domandarselo, udendone i pesanti passi al di fuori della sua bottega... l'enigma si fa sempre più intricato!

La bottega del fabbro (via Aldo Toccoli 10)

Nel frattempo, in un cortile poco distante, una nonnina vestita in abiti tradizionali si sta dedicando come ogni giorno al bucato di tutta la famiglia, non prima però di aver annaffiato i suoi fiori ed aver accatastato in un angolo la legna per l'inverno.

Nonnina che lava i panni (© Massimo Albino)

Giunti al termine di via Aldo Toccoli, imbocchiamo a questo punto l'adiacente via Cesare Risatti, stradina lastricata a forma di ferro di cavallo lungo la quale sono ammirabili non soltanto due sportelli dipinti, ma pure una grossa tela, affissa sulla parete laterale di una vecchia abitazione dal tetto ricoperto di tegole.
Protagonisti del primo sportello sono un uomo e una donna di mezza età, alle cui spalle si intravedono due mucche al pascolo ed un campo di grano soltanto in parte falciato. Osservando i loro abiti, la posizione dei loro corpi, piegati sotto al peso del fieno appena tagliato, ma soprattutto il volto rugoso e cotto dal sole della donna, si percepisce subito quanta fatica stiano facendo, nonostante la brillantezza dei colori acrilici conferisca all'insieme una nota tutto sommato gioiosa.

Contadini al lavoro nei campi (via Cesare Risatti, angolo con via Aldo Toccoli)

L'agricoltura, d'altra parte, ha costituito per secoli una delle principali fonti di sostentamento della Valle di Ledro, così come la pesca, celebrata in un bellissimo pannello dipinto raffigurante tre pescatori intenti a gettare le proprie reti nel lago.

Barchetta di pescatori in mezzo al lago (via Cesare Risatti)

A spiarli di nascosto da lontano, un gruppetto di giovani lavandaie, inginocchiate in riva al lago ad insaponare, strofinare e risciacquare il loro bucato settimanale.
Oltre alle verdissime montagne che caratterizzano la zona, a fare da sfondo alla composizione è l'inconfondibile sagoma dell'Hotel Lido, mentre sulla destra si intravede un tratto della staccionata che ancora oggi costeggia il bacino lacustre.

Ragazze che fanno il bucato in riva al lago (via Cesare Risatti)

Il tempo di girare l'angolo e raggiungere di nuovo l'incrocio con via Aldo Toccoli, e a sbarrarci la strada (per fortuna solo metaforicamente!) è una simpatica famigliola di orsi, uscita da poco dal letargo invernale ed intenta a scorrazzare indisturbata in un magnifico prato punteggiato da peonie, narcisi e piccoli fiori bianchi.

Famigliola di orsi a zonzo per i prati (© Massimo Albino)

Percorsa la vicina via Ptice fino al bivio tra via Fratelli Risatti e via San Michele, non rimane quindi che incamminarci lungo quest'ultima stradina, per ritornare in neppure dieci minuti al punto di partenza della nostra passeggiata, ovvero la chiesa del paese. E come concludere al meglio la giornata se non con un bell'aperitivo al bar? Chissà quante storie avranno da raccontare i tre signori seduti al tavolino! 😉

Signori che chiacchierano al bar (via San Michele)

RINGRAZIAMENTO SPECIALE: desidero ringraziare con tutto il cuore la signora Tina Aresu, autrice di queste meravigliose opere d'arte, per avermi dedicato un po' del suo tempo, fornendomi indicazioni precise su alcuni sportelli dipinti di cui non ricordavo l'esatta collocazione, e per avermi svelato l'identità del signore con l'alberello sulle spalle, uno spazzacamino realmente esistito. 
Spero, nel mio piccolo, che la lettura di questo articolo le abbia strappato un sorriso! 💜

4 commenti:

  1. Che spettacolo! Natura + arte! Perfetto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sapevo avresti apprezzato, Betti! ;-)

      Elimina
  2. Eccomi qua, finalmente! Sono riuscita a rileggere con calma il tuo post e devo dire che questi murales sono FANTASTICI! Sono bellissimi e a volte sembrano delle scene vere! Ma soprattutto carina l'idea di dipingere sui quadretti quelli in metallo ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io li trovo deliziosi, delle vere opere d'arte in miniatura! ;-)

      Elimina