mercoledì 30 settembre 2015

SULLE TRACCE DI BERNARDO GIGLI, IL GIGANTE BUONO DELLA VALLE DI LEDRO

Vi ricordate quando, nel mio post dedicato ai "10 motivi per amare la Valle di Ledro", vi avevo promesso che vi avrei raccontato qualcosa in più sulla vita di un singolare personaggio nato e cresciuto in valle agli inizi del XVIII secolo e divenuto in brevissimo tempo una vera e propria star internazionale?
Bene: il momento è arrivato. Dopo settimane di estenuanti ricerche, ore perse davanti al computer spulciando siti internet nelle lingue più assurde e una mattinata intera passata a fare su e giù per le stradine di Bezzecca (ebbene sì, ci sono tornata apposta), eccomi qua, sono finalmente pronta. A fare cosa? A parlarvi della vera storia di Bernardo Gigli, l'uomo più alto mai vissuto in Valle di Ledro.

La viuzza di Bezzecca intitolata a Bernardo Gigli

Quinto figlio di Bartolomeo Gigli e Maria Oradini, contadini benestanti di origine ledrense, Bernardo Gigli nacque a Bezzecca il 1° novembre del 1726. 
Fino ai dieci anni, il giovane condusse una vita apparentemente uguale a quella di tanti altri bambini della sua età, dividendosi tra la scuola, i giochi coi fratelli ed il lavoro nei campi. Col tempo, però, genitori e compaesani cominciarono a notare che c'era, in lui, qualcosa di speciale: stava diventando un gigante! Ma non un gigante brutto, antipatico o cattivo: una sorta di GGG (avete presente il libro di Roald Dahl?), un gigante talmente grande (parliamo di qualcosa come 2 metri e 60 cm di altezza) e talmente gentile da guadagnarsi il soprannome di Popo (ovvero "il bambino") de Bezeca.

Per chi non conoscesse il GGG, eccolo in una splendida illustrazione di Quentin Blake

Amato e benvoluto da tutti, Bernardo avrebbe continuato tranquillamente la sua vita da contadino, se il destino non avesse messo sulla sua strada Giambattista Perghem da Nomi, famoso giramondo da poco rientrato in patria dopo aver percorso le capitali europee come equilibrista che, conosciuto il ragazzo (all'epoca quasi ventenne) e rimasto impressionato dalla sua statura eccezionale, senza perdere tempo chiese ai genitori il permesso di portarlo con sé per impartirgli sei mesi di apprendistato ed avviarlo così alla carriera circense.

Il Popo e il Perghem vestiti da turchi durante uno dei loro spettacoli (© Facebook)

Imparati in breve i trucchi del mestiere, prima di lasciare Nomi alla volta di Verona e quindi dell'Europa, Bernardo tornò a Bezzecca per salutare genitori e fratelli, e per l'occasione si esibì nella piazza del paese in alcune straordinarie prove di forza che mandarono in visibilio quanti lo conoscevano; dopodiché si rimise in viaggio e, raggiunto il Carattà (così era soprannominato il Perghem), cominciò la sua tournée in giro per il vecchio continente.

El Popo de Bezeca a 19 anni (© www.thetallestman.com)

Trasportato in un'apposita carrozza che si apriva soltanto all'inizio di ogni spettacolo, nel giro di qualche anno el Popo de Bezeca divenne famosissimo ed acclamato in qualsiasi città in cui si recasse, da Parigi a Costantinopoli, passando per Madrid, Roma, Vienna, Varsavia, Londra, Francoforte e San Pietroburgo. Non mancò ovviamente chi mise in dubbio la sua reale prestanza fisica, come quel mercante veneziano che, sospettando un inganno nelle sue esibizioni, pagò un'ingente somma di denaro per vederlo all'opera completamente nudo, ma per il resto tutti, ovunque, rimasero affascinati dalle gesta di questo ragazzone dal cui volto “non spiccava ferocia, sibbene una tal quale bonarietà da montanaro”.

Un'immagine del gigante Gigli tratta da una rivista tedesca di metà Settecento

Rientrato a Bezzecca nel 1768 (all'età, cioè, di 42 anni), con i soldi guadagnati esibendosi davanti a ricchi signori, papi e regnanti, il Gigli acquistò per 3.000 troni una bella casa nella piazza principale del paese (quella, per intenderci, dove oggi c'è la chiesa dedicata ai SS. Stefano e Lorenzo), la adattò alle sue mastodontiche proporzioni fisiche aumentando l'altezza delle porte e dei soffitti e, per far sì che i posteri ricordassero il suo girovagare per il mondo, fece dipingere sopra la porta d'ingresso un'epigrafe in latino. 

Locandina annunciante l'esibizione del Popo a San Pietroburgo nel 1765
(© www.myweb.rollins.edu)

Stanco ed ormai costretto a farsi trasportare su una poltrona per via di alcuni problemi alle gambe, Bernardo morì nel suo paese natale il 27 maggio del 1791, lasciando "il godimento, uso, abitazione ed usufrutto" dell'edificio acquistato anni prima al fratello Pietro; alla morte di quest'ultimo, l'abitazione passò quindi ai tre nipoti, per essere venduta al Comune di Bezzecca nel 1856 e divenire sede di quello che ormai è l'ex Municipio del paese nel 1934.

La casa acquistata dal Popo in una fotografia d'inizio Novecento
(© www.fotostoricheledro.blogspot.it)

Negli anni Novanta il Consiglio Comunale approvò di intitolare il palazzo al gigante, ordinando che nell'atrio fossero dipinti lo stemma della famiglia Gigli e il cartiglio con l'iscrizione latina.

La targa commemorativa affissa all'ingresso dell'ex Municipio

E il corpo del gigante, che fine fece? Dove fu seppellito?
Come disposto dallo stesso Gigli nel suo testamento, sarebbe toccato ai nipoti utilizzare l'enorme scheletro "per conservar memoria perpetua della sua grandezza straordinaria". Intenzionati a rispettare le volontà dello zio, gli eredi affidarono quindi l'incarico di estrarre e ricostruire l'ossatura del gigante al dottor Zaccaria Sartori di Tiarno di Sotto che, terminata l'operazione, consegnò loro i resti del corpo affinché questi potessero seppellirli nel cimitero di Bezzecca; quattro anni più tardi il chirurgo rivano Benigno Canella chiese di poter esporre lo scheletro nel suo studio, e da quel momento se ne persero purtroppo le tracce.

Incisione raffigurante Bernardus Gigli Tridentin (© Facebook)

Nel 1872 il Museo Civico di Rovereto entrò in possesso del cranio e del femore del gigante, che espose in un'apposita vetrina assieme a lettere, passaporti, un ritratto a grandezza naturale e svariati oggetti personali appartenuti al Gigli; tali testimonianze andarono tuttavia perdute durante la prima guerra mondiale, quando una bomba colpì l'edificio.

Stampa per ventaglio realizzata nel 1768 e raffigurante Bernardo Gigli (© Facebook)

Così finisce la storia di Bernardo Gigli.
A chi volesse saperne di più, consiglio di visitare la mostra permanente dedicata al Popo e alla sua vita avventurosa allestita da qualche anno a questa parte nell'atrio dell'ex Municipio di Bezzecca. Una mostra in realtà poco pubblicizzata (non ci sono infatti cartelli o indicazioni a segnalarla, ed è un vero peccato), accessibile in teoria tutti i giorni dell'anno (per evitare come me di andarci e trovarla chiusa, vi consiglio comunque di contattare preventivamente il Consorzio per il Turismo della Valle di Ledro), e che raccoglie al suo interno un'interessante selezione di documenti e materiali provenienti addirittura dal Museo Nazionale di Copenaghen, a riprova di quanto il gigante ledrense non fosse conosciuto soltanto in patria ma anche nel Nord Europa. 

2 commenti:

  1. Quante storie interessanti (e che non conoscevo) che ho trovato in questo blog :)

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    1. Sono contenta di averti incuriosita :-)

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